1.

Ritorno a casa

 Novità

Serie Swiss Legends – thriller psicologici con un forte tocco di Romance

Spoiler Alert

Livello di Sensualità

“Potrebbe Dio credere in me?”

Aprii la porta della villetta e mi accorsi che la lampada in soggiorno, accanto alla poltrona, era accesa. Il crepitio del fuoco nel camino e il libro aperto posato a testa in giù sul bracciolo mi fecero sorridere.

Lui era già arrivato a casa.

Casa… forse fu proprio quella parola a farmi sorridere. Qualche anno prima non avrei mai pensato di condividere un ambiente così intimo con qualcuno. Come avrei potuto farlo se riuscivo a malapena a convivere con me stessa?

Mi spostai nel foyer dove mi tolsi le decolleté e poi il trench coat che appesi accanto alle nostre giacche a vento. Con un movimento fluido dettato dal riflesso della persona che ero stata, la mano si spostò in automatico alla fondina sotto l’ascella, prima di cadere vuota accanto al corpo. Certe abitudini erano difficili da dimenticare.

Entrai in soggiorno, lasciando la borsa e la custodia del portatile sopra il tavolo. Per un momento chiusi gli occhi quando un déjà-vu mi investì prepotente. Negli anni in cui avevo lavorato per le forze dell’ordine dell’unità Enzian a Berna, poi come agente speciale in collaborazione con l’Europol o con l’Agenzia, avevo avuto a che fare con il peggio che l’umanità aveva da offrire. Eppure, nulla poteva paragonarsi ai ricordi del passato; a certi maledetti fantasmi che abitavano ancora la mia mente, alcuni dei quali volevano a tutti i costi infilarsi tra quelle pareti.

Per un fugace istante, serrai le palpebre trattenendo il respiro e assorbii l’energia che pervadeva l’ambiente. Secondo il primo principio della Termodinamica, l’energia non poteva essere creata né distrutta, solo trasformata da una forma all’altra. Dentro la mia dimora, l’energia si presentava quieta e pacifica. Esattamente come volevo che fosse.

In quel momento, un leggero tintinnio proveniente da poca distanza da dove mi trovavo mi destò; non era altro che l’insieme dei normali rumori di una casa: la soave musica di un sassofono, qualcuno che trafficava in cucina.

Mi spostai in silenzio passando accanto alla scala che portava al piano superiore, fermandomi a un paio di metri dalla porta da cui qualcuno stava utilizzando pentole e mestoli vari. Dall’altra parte della cucina, Kieran era intento a preparare una delle sue ricette dandomi la schiena e così mi beai qualche istante di quella visione.

Indossava un vecchio paio di jeans, il suo preferito, strappati all’altezza di un ginocchio e una maglietta nera che gli fasciava i muscoli e creava un contrasto meraviglioso con i suoi capelli castano chiaro. Era a piedi nudi, uno strofinaccio appoggiato sulle spalle. Capelli umidi, risultato di una doccia recente.

Piccoli, perfetti dettagli… per un uomo insuperabile.

Feci un profondo respiro e, anche a diversi metri di distanza, riconobbi il profumo del suo dopobarba.

Mi toccai le labbra quando percepii che stavo sorridendo a uno sciocco pensiero che mi era passato per la mente.

La sua somiglianza con l’attore Chris Hemsworth rappresenta proprio quel genere di uomo sul quale mia madre mi aveva messo in guardia, avvertendomi dei cattivi ragazzi dai modi dissoluti, quando ero una ragazzina. Vedi mamma, le apparenze ingannano…

Nel momento in cui si voltò per prendere qualcosa dal frigo i nostri sguardi si incontrarono. «Ciao piccola.» Il divertimento gli lampeggiò negli occhi, ma non sorrise. Mesi prima aveva smesso di commentare che non riusciva mai a sentirmi arrivare, una capacità che, da agente speciale, mi era stata particolarmente utile nei momenti di necessità.

Come questo…

Carmen Weiz

«Ciao a te, agente super speciale.» Mi chinai per coccolare Marlin, il nostro affettuoso cagnolino che, avvertendo la mia presenza, si era alzato dalla sua cuccia e, con passo lento dettato dalla sua età, si era avvicinando per un affettuoso saluto.

«Com’è andata la tua giornata?»

«Bene» risposi in automatico, prima di guardarlo e valutare se approfondire o meno la questione, anche se sapevo già la risposta: no.

Stavo, quindi, per cambiare argomento, ma furbo come pochi mi anticipò mentre chiudeva l’anta con una spalla, poiché aveva le mani occupate da alcuni ingredienti. «Sei tesa, qualcosa ancora ti preoccupa?»

Com’era possibile che mi conoscesse così bene?

«Non potresti essere come la maggior parte degli uomini e ignorare lo stato emotivo di una donna?»

Sorrise scaltro, come se non vedesse l’ora di parlarne. Kieran Heizmann sapeva esattamente come usare il suo magnetismo, era uno degli aspetti che mi piaceva di più in lui: dall’agente speciale che dominava i simposi e le conferenze dell’Europol, all’adorabile cuoco, molto affettuoso con il piccolo Marlin, all’amante protettivo e premuroso che non risparmiava nulla di sé. In quel momento era l’adorabile fidanzato che aveva un “che” di psicologo dentro e, come se fosse possibile, lo rendeva ancora più attraente.

Ignaro dei miei pensieri, mi diede la schiena mentre posava il panetto di burro e i capperi freschi che aveva in mano e prendeva una ciotola dalla credenza davanti a sé. «Le cose sono ancora difficili con l’agente Stahl?»

Difficili… forse quella parola non rendeva giustizia alla situazione. La verità era che non avevo ancora trovato una parola per definire il rapporto che avevamo instaurato.

«Lei è…» non sapevo nemmeno come finire quella frase. Tempestiva, irascibile, testarda, avventata, tutte le qualità che un agente operativo non avrebbe mai dovuto avere.

Li elencai a Kieran, intento a versare una dose di vino bianco nella ciotola prima di tornare a mescolare. Non avevo nemmeno concluso la frase che la sua schiena stava già tremando.

«Stai forse ridendo agente Heizmann?»

Provò persino a simulare un colpo di tosse mentre scuoteva la testa, ma era così fasullo che mi ritrovai a ridere con lui. Alla fine disse riflettendo: «Scusa, non  so perché, ma per un momento ho pensato che stessi parlando di te stessa.»

Marlin si sdraiò mostrandomi il suo pancino pieno di lentiggini, così lo accontentai con un grattino. Kieran si spostò e accese il forno. Mi venne l’acquolina in bocca, non riuscivo a vedere cosa stesse preparando, ma dall’odorino ero quasi sicura che fosse il mio piatto preferito: salmone al forno.

Mhmm… l’odore o la vista di lui. Quale preferisco di più?

Prima che potessi chiedergli una conferma sulla nostra cena, mi domandò: «Cosa  dicono i tuoi superiori riguardo alla prima missione di Rebekka?»

Avrei voluto parlare di qualsiasi altra cosa, tranne che di lei, tuttavia potevo intuire che fosse preoccupato per me, così gli risposi con un tono tranquillo e un’alzata di spalle che speravo fossero convincenti. «Lei è una mia allieva, il progetto e la decisione di farla andare sulla linea del fuoco spettano a me.»

Mi rivolse uno sguardo veloce mentre prendeva una terrina di ceramica accanto al lavandino. «Se non ti fidi ancora di lei, puoi sempre chiedere una proroga prima di mandarla sul campo. Potresti assegnare la missione a un agente con più esperienza.»

Per lui quella proposta era plausibile, visto che era un uomo. Per me, invece, risultava impraticabile. Agli occhi dei miei superiori, chiedere una proroga equivaleva ad ammettere che non ero in grado di gestire la mia allieva o di raggiungere gli obiettivi che i grandi capi avevano prefissato. Quando si lavorava in un ambiente come il mio, composto prevalentemente da uomini, vigeva una sola regola: “se ti lasciano salire abbastanza in alto è solo per vedere la tua schiena spezzarsi quando cadrai.”

 

Non sarebbe successo. Che tenessero ben a mente le mie parole. 

Mi ricordai ciò che aveva detto poco prima. «Non è questione di fiducia» affermai in tono di sfida.

«E di cosa allora?» Mi chiese di rimando. «Sai meglio di chiunque come regolarti davanti ai tuoi scopi. Sei solo all’inizio del suo addestramento pratico. In che condizioni sarai alla fine?»

«Proverò a non ucciderla, se è questo che mi stai chiedendo.» Gli rivolsi un sorriso angelico che ricambiò con uno sguardo da sopra la spalla e uno sbuffo.

«Sophie…» mi ammonì, guardandomi stoico il tempo necessario per farmi capire quanto fosse serio.

“Piccoli, perfetti dettagli… per un uomo insuperabile.”

«Farò tutto il possibile» riprovai un’altra volta con un tono conciliatorio, soprattutto perché in fondo sapevo che aveva ragione. Ricoprivamo un ruolo che non ammetteva errori. «Molto probabilmente chiederò all’agente Lehmann di farle da supporto.»

Kieran annuì soddisfatto. «Lui è uno dei migliori agenti operativi che conosco. Mi ricordo ancora la sua prima missione…»

Continuò a raccontarmi mentre dedicavo qualche istante al nostro nonno pelosetto, fino a quando Marlin si sedette per terra di scatto alzando le orecchie, di sicuro per qualche rumore sentito in giardino. Poco dopo ero stata dimenticata e il piccoletto, tutto arzillo, stava già uscendo dalla sua porticina sul retro.

«… Andre Lehmann ha ottime raccomandazioni…»

Mi alzai appoggiandomi al battente e restai lì a osservare l’uomo che si era intrufolato nella mia quotidianità diventando la mia ragione di vita. Amavo quei piccoli momenti in cui restavamo così, spesso mi bastava solo ascoltare la sua voce, chiacchierare con lui del più o del meno. Il modo in cui mi faceva ridere, il conforto che trovavo nella sua presenza, nel suo sguardo affettuoso. Era come se il mio cuore battesse al ritmo del suo e spesso, in diversi momenti della giornata, i miei pensieri erano intrecciati con i fili dei nostri momenti condivisi. L’irruenza di quei sentimenti mi spaventava non poco. Uno dei tanti rischi di una relazione.

Potevo raggiungere un obiettivo in movimento da una distanza di cinquanta metri con una Sig Sauer, affrontare uno psicopatico senza batter ciglio, trasformarmi in qualunque persona volessi, ma le relazioni restavano un dilemma per me.

Così come i fornelli…

Per fortuna quel meraviglioso uomo che avevo di fronte per qualche strana e assurda ragione sembrava avermi scelto come sua compagna di vita. Che dire… e lui cucinava anche da Dio, anzi, il suo aspetto era quello di un Dio.

Dio… avevo perso la fede quando ero soltanto una ragazzina. Sulla base della mia esperienza, mi era stato subito chiaro quanto fossi insignificante per lui. Forse la domanda più appropriata dopo quanto accaduto negli ultimi anni sarebbe stata: “Potrebbe Dio credere in me?” Incredibile, ma la risposta era sì. Non c’era altra spiegazione per il fatto che io e Kieran fossimo finiti sullo stesso pianeta, nello stesso secolo, nello stesso Paese, nello stesso Stato, nella stessa città, a lavorare uno accanto all’altra, con lui che mi salvava la vita, anche contro la mia volontà, come aveva fatto più di una volta. Se Dio non credesse in me, allora non avrebbe messo un uomo come lui nella mia strada. Non poteva essere una coincidenza, quelle cose non erano mai accadute nella mia esistenza.

«Piccola…» la sua voce sensuale mi strappò dai pensieri portandomi al presente.

«Sì?»

«Ti ho chiesto se hai fame.»

Parlando di un Dio…

Lo squadrai da capo a piedi. «Potrei averne.»

Alzò un sopracciglio sfoggiando un sorrisetto che mi fece tremare le gambe.

«Cosa stai cucinando di buono?» Gli chiesi mentre mi avvicinavo e prendevo il bicchiere di vino che aveva vicino a sé bevendone un sorso. Il Pinot Grigio, ancora leggermente fresco, scese come un nettare nella gola.

«Cena» rispose in quel suo modo criptico, che tanto adoravo di lui, mentre finiva di mescolare gli ingredienti.

«Kieran…» aspettai fino a quando si lavò le mani e poi si voltò dandomi tutta la sua attenzione. Presi il suo viso tra le mani e lo baciai teneramente, cercando di riversare tutta la gratitudine, l’affetto e l’amore che sentivo. Non era soltanto il suo aspetto che mi attirava. Era la sua essenza. Amavo il suo senso dell’umorismo, la sua onestà, la sua capacità di farmi arrabbiare e ridere allo stesso tempo.

Carmen Weiz

A causa del lavoro che facevo, c’era molto poco che mi spaventava nella vita. Ma lui, e la potenza di ciò che provavo, erano in grado di farlo senza che potessi oppormi.

Avevo sempre evitato i sentimenti perché mi bastava il mio fallimento come individuo. Che fosse stato Dio o le nostre folli vite a farci incontrare, nonostante la mia estrema capacità di rovinare ciò che avevamo, in qualche modo l’agente speciale Kieran Heizmann era riuscito ad abbattere ogni mia difesa.

Premette le labbra sulla mia fronte. «Sei con me, piccola?» Fece una pausa, i suoi occhi sui miei, prigioni chiare da cui non avrei mai voluto liberarmi.

Sbattei le palpebre e annuii, rendendomi conto che quando mi guardava in quel modo mi smarrivo in lui.

«Vedi, se fossi ignaro del tuo stato emotivo, sarei solo un altro uomo. Ma sono molto di più. Sono la tua anima gemella e sento tutto ciò che provi.»

Wow. Come dicevo… quell’uomo mi rubava il respiro. Di solito lui era sempre amorevole, un maestro con i gesti e le parole, ma quello era pura poesia. Non era solo un’espressione della sua intelligenza, ma di quanto avesse sacrificato per me. Mi aveva dato uno scopo di vita. Aveva chiarito più volte quanto io fossi importante e cruciale per lui, quando non mi ero mai sentita in quel modo per nessun altro prima, nemmeno per me stessa.

«Ti amo tanto, Kieran Heizmann. » Era tutto ciò che riuscii a dire, non potevo nemmeno competere con ciò che aveva appena pronunciato.

Mentre la sua mano scendeva casualmente intorno alla mia vita, mi mossi mettendomi di fronte a lui. La sua presa si spostò, trascinando la mia camicia verso l’alto.

“Sono la tua anima gemella e sento tutto ciò che provi.”

«Ti amo, sempre» sussurrai mentre avvicinava la bocca alla mia. E per sempre…

Nel momento in cui le sue dita toccarono la mia pelle, sussultai con un brivido involontario e trattenni il respiro, sperando di scoprire la sua prossima mossa. Come faceva spesso, non indugiò oltre, lasciò soltanto che le sue labbra lavorassero sapientemente le mie, allungando ogni secondo, tentandomi, fino a quando fui così tesa per l’anticipazione che credetti avrei scoppiettato come un fuoco d’artificio. Poi, pian piano, il suo tocco divenne sicuro e la sua mano premette portandomi più vicina; le sue dita che accarezzavano più decise la pelle nuda.

Fu difficile opporsi al desiderio di sollevare la sua camicia, percorrere le linee dei suoi addominali, immergere le mani sotto la vita dei suoi jeans e sentire il calore della sua pelle nuda sotto il mio palmo.

Con il pollice continuò a disegnare dei cerchi sulla mia bassa schiena, le sue labbra seguivano il movimento in perfetta sincronia sulle mie, prendendosi il tempo necessario, senza essere troppo invadenti, ma abbastanza decise da farmi immaginarle sul mio corpo mentre mi portava ben oltre l’eccitazione.

La sua bocca si staccò lentamente dalla mia e restammo così, fermi in quel momento, le nostre bocche che si toccavano appena, i nostri respiri che si fondevano nel silenzio.

Infine mi domandò: «Quanto mi ami?»

Aprii gli occhi e lo trovai che mi fissava, sorrisi per il tono incerto della sua voce. Lui… che era sempre così sicuro.

«Più di quanto ti amassi due minuti fa.» Sorridendo, gli posai un bacio sulla spalla e lui mi cinse il bacino, portandomi a sé in un abbraccio amorevole.

Alzai la testa e quando ci fissammo di nuovo sentii l’aria trepidare intorno a noi. Il suo sguardo era così serio da preoccuparmi. «Kier-» le mie parole vennero interrotte.

«Mi ami abbastanza da sposarmi, agente speciale Sophie Nowack?»

Sentii la schiena raddrizzarsi mentre facevo un piccolo passo indietro, senza distogliere lo sguardo.

Me l’ha chiesto davvero? Era stato così spontaneo.

Probabilmente non ci ha nemmeno pensato bene. Le sue labbra si curvarono in un sorriso, ero sicura che si sarebbe messo a ridere. Non perché intendesse fare uno scherzo, lui non avrebbe mai fatto qualcosa del genere con un argomento di tale importanza, ma forse era stato succube della foga del momento e lo aveva detto per sbaglio senza pensarci fino in fondo.

Spostai gli occhi verso la sua mano, poi intorno a me, sperando che facesse apparire per magia un oggetto.

Vedi, non ha nemmeno l’anello, il che dimostra che è stato un incidente.

Il suo sorriso era sparito ed era tornato un’altra volta serio. «Kieran…» riuscii infine a sussurrare.

Infilò la mano in tasca e quando la tirò fuori mi accorsi che tra le dita aveva un anello. Niente scatola, niente pacchetto regalo, niente pretese. Solo lui e l’amore che provava per me.

Mi ritrovai con entrambe le mani premute contro la bocca, tremante. Kieran era sempre stato estremamente tranquillo riguardo alla nostra relazione. Non mi aveva mai imposto o chiesto nulla, ma furbo com’era, aveva fatto sì che con grande naturalezza tutte le mie cose si trasferissero da casa di Sara, la mia grande amica, con cui vivevo, al suo guardaroba, sotto il lavandino in bagno, e persino i miei amati cactus avevano trovato posto sul davanzale della finestra della sua cucina. O meglio, della nostra cucina.

Non ero così insensibile e mi sarei anche aspettata una proposta da lui, ma non così presto, forse tra un paio d’anni, sempre che non fossi riuscita a farlo impazzire prima. Ero davvero senza parole, peggio ancora, avevo paura di non riuscire a trovare più la mia voce, visto che sembrava essersi incastrata da qualche parte in gola. Io, che avevo sempre una risposta a portata di mano, in quel momento ero arida come un deserto perenne.

In qualche modo riuscii a sussurrare: «Oh mio Dio… »

«Non sto dicendo che dobbiamo farlo adesso,» aggiunse in fretta, «voglio solo che tu sappia quanto ti amo e quanto sarei onorato se tu accettassi di diventare mia moglie.»

Annuii prima ancora che avesse finito di parlare. Se avessi provato a dire qualsiasi cosa, mi sarei messa a piangere. Non riuscivo a credere che, in qualche modo, avesse reso la nostra relazione ancora più perfetta di quanto già non fosse.

Appena notò il mio gesto, ridacchiò con un pesante sospiro, che in qualche modo sembrava di puro sollievo.

Con delicatezza prese la mia mano sinistra dalla bocca e avvicinò l’anello all’anulare, ma non cercò di infilarlo. Invece, abbassò la testa per riportare la mia attenzione su di lui. Quando i nostri occhi si incontrano, mi guardò con una tenerezza infinita e si morse il labbro, forse perché non voleva che vedessi quanto fosse emozionato. Fece un altro profondo respiro e poi aggiunse: «Avrei voluto regalarti l’anello che è appartenuto a mia madre e lo farò.»

Iniziò a infilarmi piano l’anello al dito, senza spostare lo sguardo dal mio. «Ma la settimana scorsa ero a Bruxelles e ho visto questo nella vetrina di una gioielleria e ho pensato che il simbolo dell’infinito con questi due piccoli diamanti in mezzo potrebbe rappresentare noi in un ciclo senza inizio o fine, così come l’amore che nutro per te. »

«È perfetto, Kieran.» Era il riflesso di quanto lui credeva che il nostro amore sarebbe durato. Fino all’eternità. 

Carmen Weiz

“…questa non è la mia casa Sophie, è la nostra.”

Le mie ultime parole sparirono nelle sue labbra, il mio nome come una preghiera nei suoi sussurri. Poi le sensazioni mi assalirono quando mi fece voltare e mi mise seduta sul tavolo, facendosi spazio tra le mie gambe. Aprii le braccia e le portai intorno al suo collo, bloccando le gambe intorno alla sua vita.

«È stato un regalo davvero dolce, agente Heizmann,» sussurrai «grazie.»

«Qualsiasi cosa per la mia piccola.» Mi fece scivolare i capelli sulle spalle e premette le sue labbra contro il mio collo. «Non riesco a pensare a una sola cosa al mondo per la quale mi sposterei da dove sono in questo momento.»

Lo strinsi ancora di più a me. «E se ti dicessi che i ragazzi ti stanno aspettando per una partita a poker? Scommetto che mi spingeresti via per correre a casa di Laz.»

Rise contro il mio collo. «No» la sua mano scivolò sul mio stomaco fino al bordo del reggiseno. «Assolutamente no.»

«Che ne pensi di una macchina nuova, agente Heizmann?»

Le ultime parole vennero fuori in un sospiro quando mi accarezzò un capezzolo attraverso il pizzo.

Trascinò lentamente le labbra sulla mia gola. Quando la sua bocca raggiunse la mia, sussurrò un “nope” contro la mia pelle.

Quando cercò di baciarmi, mi tirai indietro quel tanto che bastava. Mi piaceva troppo quel nostro giochetto. «E se ti comprassi una di quelle H & K P9S Target che costa quasi quanto il mio stipendio? Scommetto che non ci penseresti due volte per impugnare quella bellezza, sentire il metallo freddo tra le mani.»

Come risposta fece scorrere le mani sulla mia schiena. «Nemmeno se mi regalassi un intero mese al club di tiro. Munizioni incluse» aggiunse con un occhiolino.

Spostando entrambe le mani al mio viso, mi baciò con una tale sicurezza che la mia testa cominciò a girare e fui contenta di essere seduta. E per i minuti successivi non facemmo altro. Ci baciammo come due adolescenti sul tavolo della cucina.

Le sue mani mi accarezzavano il viso con immensa dolcezza mentre diceva: «In questo viaggio, sono grato a Dio per aver trovato la mia compagna, questa non è la mia casa Sophie, è la nostra.»

Casa… mi piaceva troppo il modo in cui la parola fuoriusciva dalle sue labbra. L’impressione di calore che lasciava nel mio petto. Il mio posto era con lui. «Lo sai? Ti sei sbagliato quando mi hai detto che avrei trovato un posto da chiamare casa. Non era un posto, bensì una persona. Sei tu, Kieran.»

«Ti amo più di quanto tu possa immaginare, agente speciale Nowack. Sempre e per sempre, sceglierò te.»

Alla fine Kieran mi sollevò dal tavolo senza interrompere il nostro contatto. Mi portò in soggiorno e mi sdraiò sul divano. Si alzò soltanto per aggiungere qualche tronchetto sul camino e spegnere la luce, lasciandoci avvolti dal bagliore del fuoco.

Tornò da me e mi tolse piano i vestiti, un indumento alla volta, baciandomi lungo il collo fino alle cosce, prestando attenzione a ogni singola parte di me. Quando finalmente tornò alla mia bocca, aveva il mio stesso sapore.

Quando i nostri corpi si unirono come avevano fatto tante altre volte, la sensazione fu diversa e nuova, perché era la prima volta che facevo l’amore con l’uomo che sarebbe diventato mio marito.

I miei sensi vacillarono, il mondo intero sfumò davanti ai miei occhi, finché non fui consapevole solo di lui e della magia che c’era tra di noi.

Casa… era lui la mia casa.

 

Questo racconto fa parte delle emozionanti avventure della serie Swiss Legends. Sei libri avvincenti ti attendono, ognuno è un viaggio unico nel mondo degli agenti speciali della Confederazione Svizzera.

Ogni storia è un’esperienza indipendente (autoconclusiva), pronta a catturare il tuo cuore senza bisogno di ordine specifico. Questa serie ti porterà attraverso emozioni intense e relazioni intriganti.

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